La primavera è sbocciata rigogliosa intorno a noi. Il clima questi giorni è quasi estivo, il cielo limpido, il sole è caldo. Siamo circondati dalla natura e dalla sua bellezza, fuori dalle nostre case, nei giardini e nei terrazzi. Alcuni di noi, purtroppo, non possono goderne appieno in questo momento perchè non hanno la fortuna di avere un proprio spazio esterno da cui contemplarla.
La natura non si ferma, non le importa della nostra quarantena, tantomeno del nostro isolamento. Continua il suo ciclo indifferente alle nostre perplessità e paure. Eppure è lì per donarci pace e ricordarci che la bellezza esiste a prescindere. Ed ora è tra le cose che più ci infondono gioia. Forse da tanto non ci rendevamo conto della preziosità di vedere sbocciare un fiore nel nostro giardino. O della libertà di un gatto che corre su un tetto. Della tenerezza di un pulcino appena nato. Nella velocità di sempre eravamo preoccupati di dover dare l’acqua alle piante, ma ne coglievano ancora l’assurda bellezza?
Ho sempre amato L’Infinito di Leopardi, e davanti a tutto ciò non posso non citarlo. Le sue parole mi hanno sempre provocano una emozione fortissima all’idea dell’immensità della natura che ci circonda.

 

“Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.”

Giacomo Leopardi